Scrivere Kyra non è un assassino è stato un percorso lungo, complesso e profondamente umano. Non è soltanto un thriller psicologico, né una semplice storia di azione e mistero. È, prima di tutto, un romanzo sulla fragilità, sulla ricerca della verità e sulla capacità – spesso dolorosa – di guardare oltre i propri pregiudizi.

In queste pagine racconto la storia di Salvo De Luca, un ex Generale dei bersaglieri che ha servito il Paese in scenari di guerra e in operazioni delicate, un professionista abituato a muoversi tra pericoli concreti e nemici visibili. Tuttavia, una volta lasciate le armi, scoprirà che la battaglia più difficile non è quella combattuta sul campo, ma quella che si combatte dentro di sé.
Il romanzo nasce proprio da questa domanda: cosa accade quando un uomo abituato a contenere il mondo attraverso disciplina e coraggio si trova improvvisamente disarmato di fronte alla vita?
Ho voluto esplorare il momento in cui le certezze si incrinano, quando la vendetta sembra una strada naturale e allo stesso tempo ingannevole, quando il dolore rischia di trasformarsi nel peggior consigliere.
La mia esperienza professionale, maturata negli anni nell’analisi dei fenomeni sociali e nella narrazione delle dinamiche umane, mi ha spesso portato a osservare ciò che si nasconde dietro i ruoli, le uniformi, le responsabilità pubbliche.
Da qui è nata l’idea di raccontare un personaggio che deve attraversare la propria oscurità per riconoscere il valore della verità.
Kyra non è un assassino affronta temi per me centrali, esplorando la linea sottile che separa il bene dal male, il peso inevitabile delle scelte personali e il confine spesso ambiguo tra giustizia e vendetta, senza perdere di vista il modo imprevedibile in cui la vita riesce a sorprenderci anche quando crediamo di averla pianificata in ogni dettaglio.
Non ho voluto proporre un eroe perfetto, ma un uomo reale, con le sue paure e le sue contraddizioni. Un uomo che, pur avendo conosciuto la guerra, deve imparare che la verità non si conquista con la forza, ma con il coraggio di guardare dentro se stessi.
Chi leggerà Kyra non è un assassino troverà un’indagine serrata, costruita su tensione crescente e rivelazioni progressive, una squadra di personaggi credibili, ciascuno con una propria storia, ferite e zone d’ombra, e uno sguardo autentico sul mondo della sicurezza, delle operazioni sul campo e sui rischi meno visibili della nostra società; soprattutto, sarà un viaggio emotivo che mette al centro l’essere umano, prima ancora del ruolo che ricopre.
È un romanzo che parla di dolore, ma anche di redenzione.
Che racconta la solitudine, ma anche la forza dei legami.
Che affronta la paura, ma apre uno spiraglio alla possibilità di rinascere.
Spero che questo romanzo possa emozionare, far riflettere e lasciare qualcosa anche dopo l’ultima pagina. È un’opera che ho sentito profondamente e che, in molti aspetti, rappresenta una sintesi delle mie esperienze, della mia osservazione del mondo e della mia ricerca narrativa.
Grazie a chi vorrà leggerlo, discuterlo, consigliarlo.
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Giuseppe Torregrossa
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